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Era scontato che, prima, o poi, un blog che ha per sottotitolo “uomini, dèi e potenti magie” si ritrovasse a parlare di calcio, argomento che interessa tutte e tre le categorie. Oggi però non tratteremo di calcio in senso stretto, cioè quello giocato su un prato verde e/o ammirato da bordo campo, allo stadio o in tv.
Ma del tipo sognato da quasi ogni bambino e ragazzino con un computer o una console: ovvero, il calcio virtuale, gestito in prima persona da se medesimi.
Io ero uno di quei ragazzini, ed ecco il motivo per cui ci troviamo qui ora. Perché, nonostante nutra svariati interessi e sia difficile inquadrarmi in una singola e ben precisa categoria, sfiorandone molte e non appartenendo a nessuna di esse in particolare (io sono un barbaro mutante che scivola fra le esperienze su una tavola da surf, direbbe Baricco), è fuor di dubbio che sotto certi aspetti mi si possa definire un nerd.

Non sono mai stato un fanatico di videogiochi, ma fin dai tempi della scuola (soprattutto perché, come studente di informatica, avevo accesso a intere aule piene di computer, ed era naturale che scoprissi certi svaghi) ho fatto una discreta esperienza con i giochi per pc; da quelli testuali alle prime avventure grafiche, evolutesi poi nello sterminato mondo dell’intrattenimento virtuale che tutti conosciamo, anche solo per sentito dire o per le pubblicità che passano in tv, capaci di una fantasia e un realismo tali da riuscire a volte più accattivanti del trailer di un film con attori in carne e ossa.

In particolare, da appassionato di calcio la mia predilezione andava per i manageriali e i simulatori di questo sport. Potrei citarvene alcuni, primordiali, fra i tardi anni ’80 e i primi ’90, che i più maturi di voi senza dubbio ricorderanno, per arrivare alle prime versioni di Fifa che hanno rappresentato a lungo sia il nirvana che il capolinea delle mie esperienze in questo campo.
Non ho mai posseduto una console, limitandomi a giochicchiare di tanto in tanto sul pc, e con l’avvento di internet ho preso a frequentare qualche piattaforma di giochi on-line gratuiti, tanto per avere all’occorrenza una fonte di distrazione a tema con la quale potermi divertire con poco e scaricare un po’ lo stress.

E così, fra lunghe pause di disinteresse e qualche ritorno di fiamma alla scoperta di nuove proposte, siamo arrivati quasi ai giorni nostri. A un certo punto, più o meno in prossimità del Natale scorso, mi ero stufato di questi giochini che finivano presto per diventare ripetitivi, mentre i migliori fra essi sparivano dalle piattaforme gratuite per diventare versioni a pagamento che non avevo alcuna intenzione di acquistare. Mi venne dunque il ghiribizzo di provare a googlare alla ricerca di un manageriale di calcio gratuito stand-alone, cui valesse la pena dedicare un po’ di tempo. Il primo nome in cima alla lista dei risultati che mi comparve a video fu Hattrick, un nome intuitivo e accattivante¹ .
Non l’avevo mai sentito prima di allora, ma fu sufficiente una veloce ricerca per scoprire di aver incrociato sulla mia strada una vera e propria leggenda del web. Pensate: un gioco che è on-line da vent’anni, cioè fin dal 1997!! Provate a immaginare dove eravate e cosa stavate facendo nel 1997, e a tutto ciò che è successo nel frattempo; si può davvero affermare che sia trascorsa una vita.
Alcuni utenti sono su Hattrick da così tanti anni da essere diventati a loro volta delle leggende locali, come coloro che fanno parte dell’attuale Serie A italiana. C’è chi ha iniziato da ragazzo e ora gioca insieme ai propri figli. Un’esperienza trans-generazionale al pari della musica rock o dei fumetti di Tex Willer.

Incuriosito lo ero a sufficienza da iscrivermi, ricevere la mia squadra in qualità di manager (per i principianti è previsto anche il conseguimento di un diploma!) e iniziare a impratichirmi con le regole del gioco e le opzioni a mia disposizione.
E fin da subito ho iniziato a divertirmi, e parecchio. Per me l’organizzazione e la preparazione di un allenamento o di una partita costituiscono già una buona metà del divertimento; e il fatto di potermi misurare con utenti reali da tutto il mondo, cercando di studiare le loro strategie e di capire come affronteranno la sfida contro “i miei ragazzi”, accresce l’interesse per gli aspetti tattici e la scelta della formazione più idonea, in base alle caratteristiche e allo stato di forma dei componenti della mia rosa.
Da quando ho cominciato sono trascorse tre stagioni e ne è iniziata una quarta (su Hattrick una stagione dura in tutto quattro mesi: i campionati prevedono gironi all’italiana da 8 squadre ciascuno, il che fa sì che nell’arco di un anno solare sia possibile disputare tre campionati interi, più le varie coppe nazionali), e intanto la piattaforma ha compiuto ufficialmente il suo ventesimo compleanno.

Mi è parso quasi doveroso, a tal proposito, dedicare un post a questo mio piccolo ma quanto mai divertente spazio di svago. Piccolo perché occupa appena un po’ del mio tempo, trattandosi di un gioco lento, paziente e niente affatto compulsivo, ma davvero grande nella propria storia.
Nelle immagini seguenti, qualche numero e alcune slide riassuntive, giusto per corroborare questa mia ultima affermazione. Per un compendio più dettagliato della storia di Hattrick, ricco di simpatici aneddoti, vi rimando invece qui.

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Nel caso non fosse chiaro a sufficienza, ribadisco che il gioco è totalmente gratuito. Esistono opzioni a pagamento, ad esempio per partecipare a tornei organizzati dagli utenti, il cui risultato però non influisce sull’andamento di campionati e coppe né sullo stato di forma o abilità dei giocatori.
Esiste soprattutto la possibilità di diventare un utente sostenitore (supporter) con abbonamenti a base mensile, semestrale o annuale a vari livelli di contribuzione, in virtù dei quali si ottiene il diritto ad alcune opzioni ulteriori, quali la possibilità di disegnarsi e utilizzare una divisa di gioco personalizzata, accedere a un maggior ventaglio di statistiche, e gestire fino a due squadre aggiuntive oltre la prima. Ma tutti questi abbellimenti sono per l’appunto dei “di più” che ciascuno può scegliere, se lo desidera, di acquistare.
Il divertimento nella gestione di UNA squadra (compreso l’eventuale settore giovanile, in cui scoprire e forgiarsi in casa nuovi talenti) è e rimane gratuito, oltre che assicurato. Nel pieno spirito ecumenico ben sintetizzato dal motto di Hattrick, che ho preso a spunto come titolo di questo post: tutti hanno diritto alla propria squadra di calcio. 🙂

Bene. Spero di avervi dato qualche informazione curiosa e, perché no, trasmesso un pizzico di voglia di provare l’esperienza di Hattrick. E hai visto mai, magari un giorno non lontano avremo occasione di incontrarci sul campo.
Nel caso, mi raccomando, fatevi riconoscere!

 


¹ Hat-trick è il termine inglese che nel calcio sta per tripletta, cioè tre goal segnati da uno stesso giocatore, che a quel punto si è guadagnato il diritto di portarsi a casa il pallone a fine partita.

N.B. Tutte le immagini riportate in questo articolo sono tratte dalla home page di hattrick.org e sono di proprietà di Hattrick.

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